
Il labirinto verticale:
Opening with pulsing minimal wave synths and brooding bass, breathy, double-tracked male vocals glide over abstract, glitchy hip hop beats. Verses weave choral harmonies with layered synths, morphing into anthemic, post-punk choruses infused with glam rock flair. Psychedelic textures, industrial distortion, and ambient electronic layers build a lush, melancholic pop atmosphere, blending experimental rap passages and art pop breakdowns for a dynamic, cinematic journey.

Il labirinto verticale:
Opening with pulsing minimal wave synths and brooding bass, breathy, double-tracked male vocals glide over abstract, glitchy hip hop beats. Verses weave choral harmonies with layered synths, morphing into anthemic, post-punk choruses infused with glam rock flair. Psychedelic textures, industrial distortion, and ambient electronic layers build a lush, melancholic pop atmosphere, blending experimental rap passages and art pop breakdowns for a dynamic, cinematic journey.
Lyrics
(Strofa 1)
Il pavimento è un ricordo, l'attrito è un’opinione Salgo scalini di carta, fumo di un'esalazione Non è un percorso piano, è un piano inclinato Dove il destino è un dato che va decriptato. Vedi le pareti? Sono fatte di specchi e di calce La verità taglia il grano, ma io sono la falce E ogni angolo retto nasconde un inganno riflesso In questo labirinto dove il soffitto è il successo. Ma il successo è un soffitto che preme, che schiaccia C’è chi ha perso il filo e chi ha perso la faccia Io cerco l’uscita guardando le stelle dal basso Ma qui ogni traguardo è soltanto un collasso.
(Ritornello)
Siamo dentro il labirinto verticale Dove salire fa bene, ma restare fa male Senza una bussola, senza un segnale Incastrati tra il bene e il male viscerale. Cerca lo spiraglio tra le crepe del muro In questo presente che mangia il futuro Verticale è la sfida, verticale è l’abisso Mentre il mondo ruota e io resto fisso.
(Strofa 2)
Sento il ticchettio di un orologio di pietra La mia mente è un’orchestra, la mia pelle è la cetra Ogni porta che apro è un’equazione risolta Ma la chiave si spezza ogni singola volta. Non guardare giù, che la vertigine morde Siamo funamboli appesi a mille ragnatele di corde E il Minotauro non è in fondo al corridoio ad aspettare È dentro lo specchio e continua a guardare. È un’ascesa continua, una scala a chiocciola Mentre il senso della vita tra le dita ci sgocciola E se arrivi alla cima, cosa pensi di avere? Il vuoto è un calice pieno che devi bere.
