
Destinae
Style / Genre: Italian Alt-Hip Hop, Urban Indie-Rap, Sad Lofi-Trap Mood: Melancholic, raw, nocturnal, cinematic, bittersweet, intense Description: A fusion of dark, gritty underground rap and melancholic Italian indie. The track starts with a lo-fi intro featuring a crackling vinyl, a cigarette lighter sound, and a dusty, out-of-tune Rhodes piano. The transition into the verse brings a heavy, slow-tempo trap beat with distorted 808s and eerie atmospheric synths. The chorus shifts into a melodic, open soundscape with reverb-drenched electric guitars and a nostalgic indie-pop vibe. The overall atmosphere is "hauntingly beautiful," balancing street-level hardness with emotional vulnerability. Inspired by the aesthetic of 126 Crew and modern Italian noir-rap. Tempo: Slow-tempo (85–95 BPM) Instruments / Sound: Dirty Rhodes piano, distorted 808 bass, slow boom-bap inspired trap drums, dreamy reverb guitars, vinyl hiss, urban field recordings (distant sirens/rain). Energy: Low to Medium

Destinae
Style / Genre: Italian Alt-Hip Hop, Urban Indie-Rap, Sad Lofi-Trap Mood: Melancholic, raw, nocturnal, cinematic, bittersweet, intense Description: A fusion of dark, gritty underground rap and melancholic Italian indie. The track starts with a lo-fi intro featuring a crackling vinyl, a cigarette lighter sound, and a dusty, out-of-tune Rhodes piano. The transition into the verse brings a heavy, slow-tempo trap beat with distorted 808s and eerie atmospheric synths. The chorus shifts into a melodic, open soundscape with reverb-drenched electric guitars and a nostalgic indie-pop vibe. The overall atmosphere is "hauntingly beautiful," balancing street-level hardness with emotional vulnerability. Inspired by the aesthetic of 126 Crew and modern Italian noir-rap. Tempo: Slow-tempo (85–95 BPM) Instruments / Sound: Dirty Rhodes piano, distorted 808 bass, slow boom-bap inspired trap drums, dreamy reverb guitars, vinyl hiss, urban field recordings (distant sirens/rain). Energy: Low to Medium
Lyrics
[Intro]
Ciao,
non so nemmeno se la leggerai,
o se la userai per accenderci le sigarette quelle strane che fumi tu.
Sono le quattro e la città sembra un acquario senza acqua,
i pesci boccheggiano e io pure.
Volevo solo dirti che...
[Strofa 1]
Scrivo da un purgatorio di cemento e amianto
dove il sole filtra sporco come il pianto di un santo.
Eravamo una tragedia greca scritta sui muri del bagno,
Euridice che si volta, Orfeo che perde il guadagno.
Ho il tuo sapore in bocca, ferro e melograno,
siamo l'incidente stradale che guardano piano.
Ti ho vista in una foto, sembravi felice, giuro,
un fiore nato dalle crepe di questo muro scuro.
E mi è salito il sangue al cervello, una marea nera,
l'amore è una condanna, non è mai una preghiera.
Eravamo chimica instabile, nitrato e glicerina,
destinati a esplodere o a svanire in cantina.
Tu volevi il cielo, io grattavo il fondo,
siamo due rette parallele che hanno ingannato il mondo
incrociandosi per sbaglio un istante solo,
prima di riprendere il volo, ognuno verso il suo polo.
[Ritornello]
E mi manca il respiro se penso che adesso
ridi alle battute di un altro, lo stesso
modo in cui ridevi alle mie, sui gradini di Trastevere.
Siamo diventati cenere,
da spazzare via col vento di marzo.
E brindo a noi con un bicchiere di quarzo,
vuoto come questa stanza, pieno di paranoie.
Eravamo tutto, tranne che due eroi.
Ma va bene così,
sì, va bene così.
[Strofa 2]
Ho ancora quella felpa che profuma di te e di smog,
la tengo come una reliquia, come un vecchio blog.
Dicono che il tempo cura, ma il tempo è un chirurgo ubriaco,
cuce male le ferite e ti lascia il vuoto, opaco.
Ricordi quella sera? Pioveva iodio e veleno,
ti dissi "non andartene", ma lo dissi piano, scemo.
Il destino è un baro che gioca con le carte segnate,
ci ha dato un asso di cuori e due vite sbagliate.
Adesso guardo il soffitto e ci vedo le costellazioni,
tutte le nostre litigate, le riappacificazioni.
Sei bella da far male, sei bella da morire,
spero che lui ti porti dove non sono riuscito a venire.
Non è gelosia, è solo l'anatomia del lutto,
accettare che è finito tutto, ma proprio tutto.
[Bridge]
E scusa se questa lettera è piena di cancellature,
è che tremano le mani, o forse sono le paure.
Non volevo disturbare, torna pure a dormire,
certe cose si scrivono solo per non impazzire.
P s: quel disco che mi hai prestato,
non te lo ridò più,
così ho una scusa per odiarti un po' di più.
[Outro]
Siamo l'apostrofo rosa tra le parole "t'ho perso".
Un algoritmo guasto in questo universo.
Stammi bene, davvero.
Anche se fa male come il vetro.
Anche se non torno indietro.
