
Ci facciamo impazzire (ma ci amiamo comunque)
Italian light rap/chill hip-hop, 92–96 BPM, bouncy but smooth groove. The beat should leave room for an already present piano loop (bright piano, '80s/'90s sitcom/TV vibe): the piano is the protagonist and remains in the foreground. Clean drums: round kick, dry snare/clap, light swinging hi-hat, light ghost notes, few fills. Warm and simple bass, delicate sidechain. Add minimal touches: soft pads, light percussion, some very discreet retro stabs. Clean mix, no aggressive 808s, no distortion, warm and ironic but elegant atmosphere.

Ci facciamo impazzire (ma ci amiamo comunque)
Italian light rap/chill hip-hop, 92–96 BPM, bouncy but smooth groove. The beat should leave room for an already present piano loop (bright piano, '80s/'90s sitcom/TV vibe): the piano is the protagonist and remains in the foreground. Clean drums: round kick, dry snare/clap, light swinging hi-hat, light ghost notes, few fills. Warm and simple bass, delicate sidechain. Add minimal touches: soft pads, light percussion, some very discreet retro stabs. Clean mix, no aggressive 808s, no distortion, warm and ironic but elegant atmosphere.
Lyrics
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Siamo sposati da anni e si vede dai dettagli,
dagli orari storti, dalle abitudini che non cambiano.
Parliamo mentre facciamo altro, come se fosse normale,
poi ci fermiamo e capiamo che non ci stavamo ascoltando.
Ci incastriamo su cose piccole: il tono, un “dopo”, una promessa,
e sembriamo due esperti nel complicare una frase semplice.
Eppure, in mezzo al caos, ci cerchiamo senza pensarci:
basta un gesto, e torniamo dalla stessa parte.
Abbiamo imparato che non serve avere ragione.
Serve ritrovarci, anche quando ci viene male.
Quando la giornata pesa, non chiediamo miracoli:
restiamo qui, e basta.
Ci facciamo impazzire. Ma ci amiamo comunque.
Tra parole dette male e serate andate storte.
Ci feriamo senza volerlo, poi mettiamo le bende.
Non siamo perfetti, non lo siamo mai stati,
ma ci scegliamo ancora: e questo conta davvero.
Ci facciamo impazzire. Ma ci amiamo comunque.
Ci dividiamo le cose: le spese, i silenzi, le responsabilità,
e a volte diamo tanto senza dirlo, sperando che si capisca.
Discutiamo per sciocchezze—che poi non lo sono mai—
per una porta chiusa forte, per un “tranquillo” detto male.
Ci guardiamo e capiamo che sotto c’è altro,
che non è guerra: è stanchezza che chiede attenzione.
E allora ci viene quell’ironia piccola, da cucina, da corridoio:
una battuta a metà, un mezzo sorriso… e ripartiamo.
Quando il silenzio sembra un muro tra noi,
non lo rompiamo con rumore: lo attraversiamo piano.
Perché l’amore, spesso, non è una frase giusta:
è restare anche quando siamo stanchi.
Ci facciamo impazzire. Ma ci amiamo comunque.
Tra parole dette male e serate andate storte.
Ci feriamo senza volerlo, poi ci veniamo incontro.
Non siamo perfetti, non lo siamo mai stati,
ma ci scegliamo ancora: e questo conta davvero.
Ci facciamo impazzire. Ma ci amiamo comunque.
Ci manchiamo anche quando siamo nella stessa stanza.
Ci cerchiamo con gesti semplici, senza scene.
Ci sfioriamo passando vicino, come a dire “ci sono”,
e ci chiediamo “come stiamo davvero?” quando finalmente rallentiamo.
Ci conosciamo i difetti e non li contiamo più,
perché conosciamo anche il bene che ci facciamo.
E dentro giorni veloci, lavoro, pensieri e rumore,
teniamo stretto quel posto che siamo diventati.
Ci facciamo impazzire. Ma ci amiamo comunque.
Non perché sia facile, ma insieme siamo nel posto giusto.
Non siamo perfetti, e va bene così.
Ci perdiamo un attimo, poi ci ritroviamo.
Ci facciamo impazzire. Ma ci amiamo comunque.
Quando la giornata finisce e la casa torna calma,
ci guardiamo e lo sappiamo:
ci siamo scelti, e ci scegliamo ancora.
