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L'Ammortizzatore del Falso Rigore

Genre: Jazz Cabaret / Swing Singer-Songwriter TrackMood/Timbre: Ironic, sophisticated, languid. The voice is disillusioned, like an observation made between sips.Music and Melody:ElementPaolo Conte Stylistic FeatureMusicKey of G major (G), with harmonies often sliding into seventh ($7th$) and ninth ($9th$) chords to create a jazzy, uncertain effect. Melody is disjointed, almost spoken over the rhythm.RhythmSlow Swing/Shuffle rhythm (approx. 90 BPM). Drums use brushes with a sinuous and light groove.InstrumentationPiano (simple and bluesy chords). Double Bass (melodic "walking" line). Alto Sax/Clarinet (short, melancholic, and sly solo interventions). Vibraphone for the sparkling but rétro effect.

MonolithicFlute189·3:39

Lyrics

Strofa 1 (Piano e Contrabbasso, Voce rauca e ritmica)

Hai una giacca nuova, un filo di aplomb, un buon profumo, E la stessa vecchia scusa che non regge più in alcun modo. Ma non fa niente, cara, perché la verità è un suicidio, È il sapore acidulo che rovina il vino migliore. E allora inventi, inventi un tragico impedimento, Una riunione urgente, un documento dal presidente. E io ci credo, certo che ci credo, faccio un sorriso perfetto, Perché la bugia è l'imbottitura di questo letto stretto.

Ritornello (Il ritmo swing sale leggermente, entra il Sax con un lamento breve)

È la bugia che tiene i mobili insieme, L’inganno cortese che ci salva dalle supreme scene Del solfeggio dell'onestà, del senso declamatorio. È il nostro piccolo vizio, il nostro assurdo laboratorio. E la chiamano Ironia, ma è solo un gelato al peperoncino, Un trucco da poco per non sentirsi più vicino al destino.

Strofa 2 (Ritorno al mood rilassato, il Contrabbasso è molto presente)

C'è il portiere che non guarda, la sua moglie che non chiede, E in fondo al corridoio qualcuno che non crede. Ma la loro distanza è solo una forma di galateo, Una polvere fina per coprire il loro grande teatro. Tu mi racconti il tuo viaggio di lavoro in una città banale, Dove gli uomini sbadigliano davanti al giornale. E io annuisco, accendo un sigaro che sa di tropico e sale, Perché so già tutto, ma è meglio non fare troppo male.

Bridge (Break, solo Piano con accordi sospesi e Vibrafono tintinnante)

(Voce quasi parlata, enfasi sulla parola "bugia") E certo, la bugia fa male alle parole, Le piega, le stira, le veste di seta inutile. Ma cosa resterebbe senza questo piccolo inganno? Un silenzio troppo grande... un silenzio di tutto l'anno.

Ritornello (Ripetizione con maggiore Swing e ironia nel Sax)

È la bugia che tiene i mobili insieme, L’inganno cortese che ci salva dalle supreme scene Del solfeggio dell'onestà, del senso declamatorio. È il nostro piccolo vizio, il nostro assurdo laboratorio. E la chiamano Ironia, ma è solo un gelato al peperoncino, Un trucco da poco per non sentirsi più vicino al destino.

Outro (Fade Out lento, solo Piano e Contrabbasso, ritmo a scatti)

Al destino... Bugie di stagione... Bugie di cabaret... E la giarrettiera rosa... (Sussurro) (Musica si dissolve in una singola nota di Piano, seguita dal suono secco del bicchiere che si posa sul bancone.)

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